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Aggiornamenti Novembre 2009

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NEWSLETTER NOVEMBRE 2009 di Antonia Ori 

Questo novembre è stato indubbiamente segnato da un evento significativo, il viaggio di Obama in Asia, che ha portato il Presidente Usa a confrontarsi direttamente con il Premier  birmano Thein Sein, cosa che non accadeva da decenni. L’ultimo Presidente americano ad aver incontrato un leader birmano fu infatti Johnson, nel 1966.

 

Il viaggio di Obama è stato condotto con un obiettivo preciso, quello di ridefinire il ruolo statunitense nell’ambito di una regione immensa come quella asiatica, regione che assiste ora al declino politico-economico del Giappone e all’ascesa inarrestabile del dragone cinese. Nell’ambito di questo progetto, la Birmania svolge un ruolo importante: il difficile rapporto fra Usa e Birmania contribuisce infatti a destabilizzare la posizione americana nella regione, e costituisce un ostacolo sulla strada dei rapporti dell'amministrazione Obama  con l’Asean. Per questo motivo il nuovo Presidente, fin dal suo insediamento, non ha mai nascosto l’esigenza di risolvere la questione birmana. Il mezzo scelto per farlo è però diverso da quello utilizzato dall’amministrazione precedente: niente nuove sanzioni quindi, ma si imbocca la strada del dialogo. Il cambio di rotta è probabilmente dovuto agli scarsi risultati conseguiti dalla “linea dura”. L’isolamento della Birmania non ha prodotto  gli effetti sperati, anche perché essa ha potuto sempre contare sul forte appoggio economico della Cina.

 

"Siamo un contribuente importante e vitale alla sicurezza dell'Asia ed al suo successo economico. L'Asia, di riflesso, ha un profondo impatto sulle nost

re vite attraverso i legami commerciali, di alleanza e collaborazione", ha detto  recentemente Jeffrey Bader, direttore della sezione Asia del Consiglio nazionale per la Sicurezza Usa. "Mentre i Paesi asiatici continuano a crescere, gli Usa saranno un partecipante ed un protagonista vicino, non uno spettatore distante". 

L’avvio della nuova fase di «coinvolgimento dei nemici» ha trovato conferma in occasione del summit con i dieci Paesi Asean (Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Tailandia, Brunei, Vietnam, Laos, Birmania, Cambogia), al margine della riunione dell'Apec (l’Organizzazione per la cooperazione economica dell’Asia-Pacifico).  E’ stato in particolare in occasione di quest’ultimo vertice (tenutosi a Singapore il 15 novembre) che Obama ha potuto incontrare Thein Sein e dichiarare come l’obiettivo Usa sia quello di stabilire nuovi rapporti fra i due Paesi, imprescindibili però dall’adozione da parte di Than Shwe di riforme democratiche e dalla liberazione dei dissidenti politici. Lo stesso giorno anche Aung San Suu Kyi è apparsa pubblicamente, per incontrarsi con la delegazione americana, capeggiata da Kurt Campbell.

 

Obama aveva già invitato al rilascio dei prigionieri politici, e in particolare di Aung San Suu Kyi, mentre era in Giappone; al suo appello si era unito anche il Primo Ministro giapponese, promettendo di ricompensare economicamente la Birmania se i generali rilasceranno la Signora e gli altri dissidenti entro le elezioni del 2010. Il Presidente degli Stati uniti ha aggiunto che le sanzioni già esistenti nei confronti della Birmania rimarranno in vigore fintantoché non ci saranno reali cambiamenti in senso democratico nel Paese.

 

La visita di Obama è avvenuta mentre sempre più forti  si fanno le voci sulla prossima liberazione di Aung San Suu Kyi, che a detta di un diplomatico birmano potrebbe anche avere un ruolo nelle prossime elezioni. Proprio questo mese la Dama ha fatto appello alla Corte Suprema contro la sentenza che l’ha condannata agli arresti domiciliari (il suo primo appello era già stato rigettato dalla Corte).

 

Al termine della missione in Asia, Obama si è dichiarato fiducioso circa la soluzione della difficile questione birmana. In particolare, grande speranza avrebbe suscitato negli Stati Uniti l’ultima lettera (inviata l’11 novembre) di Aung San Suu Kyi a Than Shwe, come riferito dal portavoce del Dipartimento di Stato Ian Kelly. In questa seconda missiva, la leader dell’NLD proponeva un incontro con il Generale per discutere degli interessi del Paese. Forse a spingere Than Shwe ad accettare servirà anche l’ultima condanna venuta da parte dell’Onu: il Comitato Speciale n°192 dell’Assemblea Generale proprio in novembre ha condannato la Birmania per violazione dei diritti umani. La risoluzione è stata votata con 92 voti a favore, 26 contro e 65 astensioni. Essa non ha però valore coercitivo; denuncia la tortura, le esecuzioni pubbliche e collettive e l’esistenza di numerosi campi di lavoro forzato.

 

 

 

 

 

 
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