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Aggiornamenti Ottobre 2009
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Newsletter Ottobre 2009 di Antonia Ori
Nel mese di ottobre in Birmania la situazione della politica interna ha visto una importante novità:
il regime si è timidamente aperto a qualche concessione verso l’opposizione Aung San Suu Kyi, leader dell’NLD recentemente condannata a 18 mesi di arresti domiciliari, ha infatti potuto incontrare il ministro del Lavoro della giunta, Aung Kyi, per affrontare la questione delle sanzioni internazionali che colpiscono il Paese (Kyi era stato designato dalla giunta come interlocutore privilegiato con la “Dama” fin dall’ottobre 2007). L’incontro è stato in parte frutto della lettera di Aung San Suu Kyi al Primo Ministro Than Shwe, nella quale la Signora offriva la propria collaborazione per aiutare il Paese a superare le sanzioni, proponendo di incontrare essa stessa diplomatici stranieri e fungere da mediatrice. La giunta ha accordato ad Aung San Suu Kyi tale permesso. Ella potrebbe presto incontrare persino Than Shwe. Per i membri dell’NLD tale incontro avrebbe un valore epocale: il dialogo tra la loro leader e i generali è l’unica via per risolvere la crisi politica ed economica che sta vivendo la Birmania. Ma il regime ha davvero scelto di trattare con l’opposizione? Forse. Se in questo momento l’obiettivo di Than Shwe è quello di collaborare con il nemico interno sotto gli occhi vigili della comunità internazionale, al fine di superare le sanzioni, forte resta sempre la volontà di tenere fuori dall’agone politico il premio nobel per la pace. Non è un caso che l’appello al verdetto del suo processo sia stato respinto.
Gli Stati Uniti hanno accolto molto bene la strategia di apertura verso l’opposizione dei generali, da loro sempre caldamente consigliata. Come annunciato dal Sottosegretario allo Stato Kurt Campbell, alcuni diplomatici americani incontreranno presto i militari della giunta e Aung San Suu Kyi. La visita è in linea con la politica dell’amministrazione Obama verso la Birmania, all’insegna del dialogo con il regime. Campbell ha però precisato che questo dialogo costituirà un’utile integrazione alla politica delle sanzioni, ma non le abolirà. Le sanzioni rimarranno in vigore fino a che la giunta non avrà proceduto al rilascio di tutti i prigionieri politici, “Dama” compresa, e non avrà incluso l’opposizione nel processo di costruzione della democrazia (la cosiddetta “road map to democracy”).
Than Shwe ha sfoderato l’arma della diplomazia anche durante il vertice ASEAN che si è tenuto in Tailandia: i rapporti tra Birmania e ASEAN, di cui il Paese è membro dal 1997, sono sempre stati complicati dallo scarso rispetto della giunta per i diritti umani. Ma proprio quest’anno che l’ASEAN ha in progetto di creare un nuovo organo destinato a garantire il rispetto dei diritti dell’uomo nella regione del sud-est asiatico, Than Shwe ha annunciato a sorpresa che le autorità birmane potrebbero facilitare il rilascio di Aung San Suu Kyi e che la donna potrebbe avere un ruolo nel processo di riconciliazione nazionale. Non è però chiaro se sarà presa in considerazione l’eventualità che la Signora partecipi alle elezioni del maggio 2010. Insomma, al di là delle promesse, il regime stenta a dare segnali concreti.
Antonia Ori









